sabato 9 ottobre 2010

RIC'AMO MUSCHIO






RIC'AMO
MUSCHIO

ACCIO

Cimitero di Voga, Valchiavenna, m. 1200
1985/2010

"Un tempo avevo del mestiere"
Dino Campana al medico nel manicomio di Castel Pulci, Firenze






venerdì 8 ottobre 2010

Marco Pachi: Addio Bruno, addio mio Custode,

  

 
                                        Bruno Dell'Ava, "Donna vista dal basso", particolare


ADDIO BRUNO, ADDIO MIO CUSTODE

Ieri è morto il mio amico Bruno Dell'Ava e io Marco Pachi sono triste impietrito in questo cielo d’esilio che diventa la valle senza il suo pittore che fumava sigarette di continuo e nel fumo scriveva perché le mosche sono più brutte delle vespe e le vespe meno utili delle api e poi il mio amico Bruno era anche custode del parco di roccia e fiori "Paradiso" che diventava ricciuto a mezzogiorno e lui un po’ spelacchiato era contento di questa capigliatura che custodendola poteva mettersela sopra la capoccia. Ora è morto e io devo inventare un erbario dove ci sia il suo verde più brillante e un insettario dove c’è lui che vola sulle corolle e un mammifario dove lui è l’animale più felice di tutti perché con tutte le femmine può fare l’amore anche fumando come gli pare e piace. A me mi mancherà il mio amico Bruno e quando muoio io voglio che qualcuno dica che da lui ho imparato a guardare come se mangiassi e a pensare come se mi gustassi i colori più puri e le parole rotonde e senza spigoli. Addio mio amico Bruno, addio mio Custode. Marco Pachi


LA NOTTE IN CUI MORI' BRUNO DELL'AVA

Claudio Di Scalzo dal weblog TELLUSFOGLIO



      


martedì 5 ottobre 2010

Claudio Di Scalzo: Il signor Ponso mi ponza una lezione su Artaud


  
                                                          CDS, "Omaggio ad Andrea Ponso"

 Bozzetto surrealista.  5.X.2010




IL SIGNOR PONSO MI PONZA UNA LEZIONE SU ARTAUD

Oggi, su TELLUS DI VALTELLINA, (post precedente a questo)  in basso, alla striscia dotta sul “Suicidio e altre prose”, che tirava l’elastico ai calzini di Artaud, scritta da Andrea Ponso, ho postato un commento, anzi due, “Il Nichilista commenta sempre due volte”. Ho visto che c’era il mio amico Marco Baldino, e, tanto per stare in compagnia, ho pensato d'inframezzare il ferrato scambio con una partecipata ironia. E Artaud mi sembra che la usasse. Ma sono ignorante e potrei sbagliarmi. Infatti ho preso una laurea a Pisa per combinazione, forse perché ero di Lotta Continua chi lo sa!? A questo punto il professor Andrea Ponso, nato a Noventa Vicentina – credevo fosse emerso dal buio a Cambridge – che insegna all’University of Padua, che ha un Dottorato in lingue e letteratura comparate, un Baccalaureato in Teologia, e Licenza in Sacra Liturgia, mi ha scritto che non avevo capito niente di Artaud e che dovevo rileggermi l’opera di Artaud. Tutta. Accipicchia mi sono detto! Io volevo soltanto scherzare un po’ per allentare la tensione! Così imparo!, mi son detto, a infilarmi con un commento nella nota ponsata. Che trasuda, sarà un'agonia?, conoscenza di Artaud come le sue tasche teologiche! Se poi uno intende “cazzi per fischi”, come si dice a Pisa, son ponzate! Sono veramente dispiaciuto. Quando Ponso che ponza baccalaureato ponsante era ancora uno spermatozoo nello spazio, a Parigi, con gli amici situazionisti e lettristi, nel 1973, leggevamo Artaud e facevamo mostre estemporanee a lui dedicate, probabilmente mi deve essere sfuggito qualcosa. Vedrò di rimediare come posso ma non come ponso! E comunque il quadro bianco lo inventò Malevic.



COMMENTO SCALZATO E  IL  BEN PONSATO



(Claudio Di Scalzo detto Accio) - IL NICHILISTA COMMENTA SEMPRE DUE VOLTE… PRIMO COMMENTO: Se volete bene a Artaud perché non vi date il” piccolo suicidio” di distruggere quanto scrivete e pensate? SECONDO COMMENTO: Di suicidio non si parla si fa. E Artaud in questo caso vi benedice -

(Andrea Ponso) - Claudio: il "piccolo suicidio" si fa dis-crivendo e de-pensando, cioé mediante un'attività incessante dentro la parola e le forme: il quadro bianco, la mancanza d'opera ecc. sono letteralmente cazzate ...oggi... e se la pensi così mi sa che ti dovrai rileggere Artaud (opera monumentale, guarda caso, ancora in corso di pubblicazione, alla faccia del non "scrivere"); sul secondo punto: ribadisco, non hai capito praticamente niente di Artaud (se mai si può "capire" Artaud): il tragico è quell'essere tra, il suicidio sarebbe una resa quanto il quadro bianco, una via di fuga, un "eternizzarsi"; e anche in questo secondo caso si risponde con un FARE, con una pratica in atto... se ci si ferma, tutto (scrittura, significati, ecc.) ritornano in folla e ci colonizzano per bene (in questo mi pare ci sia in Artaud una attualità spaventosa) ritorna e ci invade, ci riempie e ci rende pesantemente uomini del significato, uomini significati (e comunque lo siamo sempre): il vuoto SI FA...

(Claudio Di Scalzo detto Accio) - Ehi ehi professor Ponso… ma così mi ponza troppo! mi fai la lezione… “non hai capito praticamente niente”…”Ti dovrai rileggere Artaud”… calmati! ma non ti sembra di esagerare?… ho capito la metà di quello che scrivi! Ma abbastanza per intendere che sei un pallone gonfiato… accanto al surrealista Artaud che tu hai capito tanto… frequento anche Cravan… che fa pugilato… non so se ti conviene fare il pallone gonfiato… io ci gioco con i palloni gonfiati… come te… intanto allenati bel baccalaureato ponzante! E goditi il disegnino alla Artaud che ti dedico on line! Oggi è la tua giornata fortunata, i miei pennelli si sono interessati di te.


    

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a metà ottobre on line

DIREZIONE

Claudio Di Scalzo 



 

Claudio Di Scalzo: Sul suicidio in striscia. Il nichilista commenta sempre due volte

  

                                                   Accio, "Sinopia di nichilista" 5.X.2010


IL NICHILISTA COMMENTA SEMPRE DUE VOLTE

In un cantuccio di Facebook, c’è anche il mio amico Ugo Sentito, con lui discuto di suicidio. Mi sono detto che un nichilista come me a volte apripista che si smista in elettronica conquista poteva allargare sua vista sul suicidista… ma siccome avevo voglia di scherzare ho immaginato che IL NICHILISTA COMMENTA SEMPRE DUE VOLTE… e ho inventato questa pagina sulla Rivista Manoscritta Telematica TELLUS A COLORI.  Claudio Di Scalzo detto Accio

  

PRIMO COMMENTO

Se volete bene a Artaud perché non vi date il piccolo suicidio di distruggere quanto scrivete e pensate?

SECONDO COMMENTO
  
Di suicidio non si parla si fa. E Artaud in questo caso vi benedice


CDS


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a metà ottobre on line

DIREZIONE
CLAUDIO DI SCALZO




 

sabato 2 ottobre 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: Bigliettino sulla Sragione da mansarda e cascinale transmoderna. La condizione Transmoderna dell'Olandese Volante (2010)

  






 "La condizione transmoderna" 
è perfetta per L'OLANDESE VOLANTE. 
Per il veliero wagneriano e corsaro anarca... non piccioletta barca!





Claudio Di Scalzo detto Accio


BIGLIETTINO SULLA SRAGIONE

DA MANSARDA DA CASCINALE TRANSMODERNA



C'è in giro dell'ottima merce manualistica filosofica ed altra rancida e marcia
In questo bailamme dove tutti gorgheggiano la loro merce testuale filosofica con accosto poetica, usando anche l'ano!, può tornare utile qualche traccia di Deleuze sulla "sragione". Senza dimenticare che se di sragione si parla deve esserlo davvero, non un confetto per gingillarsi nelle biblioteche foderate di libri, cioè bisogna sragionare con un certo rischio. estremizzare. Dare follia agli emisferi.

Rimanendo al campo della testualità di cui il postmoderno ha sempre più allargato i confini, cosa è Facebook se non un contenitore di testi da tenere in bocca, tra i denti, come fanno cani, a facce? anche scodinzolanti? Io stesso ne tengo ne ho tenuti tra le mandibole.

Allora mi sia concesso, e questo io tento, sragionando, da mesi!, che per trovare altre vie bisogna tornare all'Autore che figlia il personaggio che sia centro della comunicazione artistico-letteraria-filosofica e non solo testo. Basta con le funzioni del testo! Hai visto quanti sono i poeti dei vari editori? Ogni giorno una copertina! Tutti testi. Dove sono gli autori capaci di creare personaggi?

L'Autore che genera-partorisce-cresce personaggio... non è soltanto significazione artistica, o macchina testuale, è sangue, nervi, artigianato dei sensi, in una parola biografia. Singolarità. Il personaggio figliato poi sis cambia l'ombra con l'autore. bascullano. Corpo-estetica-ombra


 Io non sono un poeta o uno scrittore, io voglio essere un uomo che narra quanto nomina con la sua esistenza, con accosto personaggi.

Dall'amore, alle rughe, alla morte. A volte si diventa Autori con personaggio anche cessando di scrivere per pensare e basta o guardare. E intanto l'uovo ci cova. L'opera ci cova. Essa, e solo essa, può dare risposte. Il resto è "sciocchezzaio", (Flaubert) e siccome le forze possono essere poche, più Autori incinta di personaggi, è l'auspicio per OLANDESE VOLANTE, possono covare insieme le proprie sragioni e inventare quanto manca. 

Se non funziona? Luci spente  e tutti a nanna sotto lapidi smunte. Slavate. Illeggibili! Morti prima di morire per davvero! 

Dalla mia mansarda alpina,... che a volte è la più gelida tana del bosco; dal cascinale sul mare di Vecchiano, che a volte è la più cupa delle bettole in un porto immobile!, 

Accio nel sabato saluta...




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Cds detto Accio















 

venerdì 1 ottobre 2010

Accio e il Pazzo. In difesa degli Zeppelin contro i Pooh.





IN DIFESA DEGLI ZEPPELIN CONTRO I POOH


Sì, ci sono due sentieri che puoi percorrere, ma alla lunga
C’è sempre tempo per cambiare la strada che hai intrapreso
E mentre scendiamo per la strada
Le nostre ombre sono più alte delle nostre anime
Là cammina una donna e tutti noi la conosciamo
Che brilla di luce bianca e vuole dimostrare
Che tutto si strasforma in oro
E se tu ascolti con molta attenzione
Alla fine la melodia giungerà a te
Quando tutto è uno e uno è tutto
Essere una pietra e non rotolare

(...)

Accio diglielo anche te che noi non possiamo a questo punto portarle a cena, hai sentito cosa hanno detto? No! niente scuse. Non fate le ruffiane, voi avete detto che vi piacciono i POOH e che bisognerebbe ascoltare la musica italiana! Ma secondo voi io posso andare a ballare con due così, diglielo tu Accio, questa serata non può funzionare, volete capire cosa dice? in italiano? Accio, traducela tu che hai studiato inglese!, non fai lingue?, ma cosa vuol dire! uno che fa inglese a scuola dovrebbe saper tradurre Stairway to Heaven, ma allora non sai una sega di nulla anche te! io insomma a cena non ci vengo e nemmeno al Saint Louis! Vi lascio la macchina andate voi, Accio non star lì a pacificare,… nessuno può dire queste cose degli Zeppelin sulla mia macchina… sì, son matto, ma l’onore del rock è onore!

Due giorni dopo ci ripresentammo da Michela ed Emilia, al Forte, con tutti e quattro gli LP degli Zeppelin… per scusarci. Scuse accettate. E andammo al mare! E col mangianastri,... anche su cassetta il IV degli Zeppelin il Pazzo regalò alle ragazze!; sulla sabbia calato il sole, sdraiati e abbracciati, mentre Plant cantava la canzone d'amore più bella della storia del rock, interpretavamo il nostro vitalismo. Nella serata del litigio "in difesa degli Zeppelin" le avevamo riaccompagnate a casa, io malvolentieri, Emilia mi garbava. Da soli. Neri dal nervoso. Eravamo andati da una sala all’altra scendendo verso Viareggio. E bevevamo. Io guidavo il maggiolone di Paolo. Lui era senza patente perché gliela avevano tolta.  In un incidente aveva sfatto la macchina, si era fratturato mezzo e il conducente dell’altra auto ci aveva rimesso la vita. Un disastro. Il Pazzo non avrebbe mai superato il senso di colpa. Raggiungemmo Migliarino Pisano. Passammo dal viale. Poi io non ce la facevo più, mi si chiudevano gli occhi. Allora fermati Accio, porcamiseria ci ammazziamo. Ma qui è pieno di puttane. E allora non si può dormire dove ci sono le puttane? E se ci rompano le palle i magnaccia? Ho la doppietta sotto al sedile, domani l'altro vado a caccia. Allora siamo al sicuro, Pazzo. Più che al sicuro Accio. Butta giù il sedile e facciamo una dormitella e poi si riparte. Altro che dormitella. Alle sette ci bussarono ai vetri quelli della nettezza urbana. Del Comune di Vecchiano. Li conoscevamo. E dovevano spostare i cassonetti. Scuotevano la testa. E ci prendevano in giro. I grandi casanova vanno a puttane?

- Senti Paolo è meglio se torniamo da Emilia e Michela. Poi Emilia mi piace…
- Giusto! Ma prima andiamo nel negozio a prendere i dischi degli Zeppelin… passi che votano DC
   ma perlomeno nel Rock ci devono dar ragione!

Era il 1972 o 1973 ora non ricordo. Lotta Continia sezione distaccata bella vita, avevano detto gli operai della N.U. E avevano ragione. Era bella vita. E mi viene in mente in questa serata alpina. Nessun libro, nessun scritto, varrà mai una serata come quella, nel prima mattoide della difesa di un gruppo rock  con la dormita sul viale delle puttane! e dopo sulla spiaggia musicata dalla voce di Plant. Grazie amico mio! ovunque tu sia, caro Pazzo, in questo momento. Tuo Accio


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LED ZEPPELIN
Stairway to Heaven





domenica 19 settembre 2010

Alice Pagès: Uomo e donna sulla spiaggia. Da Tellus 30: "Nomi per 4 stagioni"





UOMO E DONNA SULLA SPIAGGIA

Sulla sabbia compare del cuore
l'orma: Altri raccolgono conchiglie,
la donna questo lucente dono del mare.
Viareggio rivela i tesori
della mente a chi li cerca. Vedo,
ma com'è possibile?, i tuoi capelli
accostati al leggero regno del vento.
L'uomo e il cuore, da lontano,
sono come l'inizio di un racconto
dove ogni pensiero d'amore scambiato
con lui, è sua l'impronta?,
non perderà la risonanza di quanto
il destino per i due nel tempo invoca.


°°°


La poesia compare in "Tastiera rosa pallido". Alice Pagès è stata  ed è un mio eteronimo. Adesso un personaggio del mio variegato libro tra carta e Web. L'Annuario Tellus, "Nomi per 4 stagioni. Dall'Illuminismo a Internet Tellusfolio", 2009. Con il numero 30 termina la Direzione di Tellus da parte di Claudio Di Scalzo.  I numeri pubblicati, annuari di 250 pagine ciascuno, (2003-2009)...








venerdì 17 settembre 2010

Alice Pagès: Adamo mio ramo. Da Tellus 30: "Nomi per 4 stagioni"

 



ADAMO MIO RAMO

Sempre dall'ebraico, Adam è l'uomo. L'essere umano. L'esempio, il modello, lo stampo per tutti gli altri. Tu sei Adamo calco perfetto nel lago infuocato dell'amore che non si prosciuga né si contiene, ma fluisce e straripa dagli argini del sentimento nel moto continuo, assoluto e devastante più naturale del creato. Se mi ami nel nome di Adamo non posso che esserti ancella perché dalla tua sostanza discendo, strappo di carne viva, brandello senza senso nuoto nell'universo del mai... grazie a te e a te solo rendo lode, non per schiavitù ma in segno di riconoscenza sublime.

Con la mia logica, da Eva, da assente dal Paradiso - sempre sul punto di ricomporsi attorno a me se torni - penso che “essere vinta” dalla solitudine sia a dir poco doloroso in giornate di maggio; ma per fortuna il vento sta strappando le camicie sulla terrazza e il demoniaco slitta di conseguenza nel clima. Ostile. Ma passeggero.

... Sei tu, Vittorio, che mi contieni... qualsiasi sia la lettura che cincischio sul libro del Dio unico; e un po’ di salvezza è a portata di respiro, di bacio.

Alice Pagès



  

mercoledì 1 settembre 2010

La ribellione di Gauguin. Tellus 31 ogni giorno uno - Tellus manoscritto/disegnato



                                                       Cds, "Omaggio alla ribellione di Gauguin", 2010


...dopo l'estremo approdo in quest'isola dove ho costruito la mia capanna di pali incrociati con stelle altro non v’è di bellezza se non un al di là che non mi vuole… GAUGUIN (da Lettera all’amico Daniel de Manfreid 1902)




Nel Novembre 2004, con l'annuario Tellus (che ha cessato la serie con il n. 30 a mia direzione) pubblicai un volume sui ribelli e le loro vite, VITE CON RIBELLIONI, ribelli illustri come Gauguin e non illustri come il Pazzo, mio amico barbiere di Nodica, illustri come Michaux e non illustri come Cecco Bertelli anarchico di Vecchiano. Il volume, esaurito, verrà ri-pubblicato, soprattutto nelle parti da me dedicate all'arte (Art Brut, Informale, Nuovo-Realismo, Lettrismo e Situazionismo) e alla Galleria Peccolo di Livorno, su OLANDESE VOLANTE, e sui weblog: Tutti i figli di Tellus. CDS



                                                            In autunno in Rete....


venerdì 9 luglio 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: Da Tellus numero 30 - (2010)








In questa estate 2010, a mia cura, proporrò on line, il meglio del Tellus annuario, dal numero 23/24 al numero 30. (La rivista-annuario a direzione Claudio Di Scalzo è cessata con il numero 30) Il meglio di Tellus Annuario Illustrato confluirà nella rivista on line che sto progettando: L'OLANDESE VOLANTE e sui weblog: Tutti i figli di Tellus.

              


Introduzione in forma di alfabeto
alla Fondazione della rivista TELLUS



A



Prendere la parola significa tirare fuori la testa dalla lastra di silenzioso ghiaccio che ricopre Il Provinciale. Il foglio e bucato. Questo l’incipit.



B



Le nostre parole, un tempo mute, si insinuano nelle faglie di altri discorsi. Sommuovono. Scivolano. Formano intercapedini. Eruttano. La rivista sta germinando. Afferma il Fondatore.



C



Il Provinciale, leggendo e rileggendo i lacustri tremori di queste parole, il loro malfermo passo sulla carta, le concatenazioni inconsuete, accoglie il nome della rivista, Tellus, come il frutto acerbo che cade nel tempo novecentesco del ferro e del fuoco, il dizionario sepolto in lui da offrire alla Storia.


D


Ripensi al passato. Osservi il campanile del tuo paese che stasera toccherà la luna.



E


Questa rivista sara anche l’elaborazione del mio sistema nervoso, pensa il Fondatore. Lo mischierò con quello del Provinciale vecchianese.

F


Chi scrive sulla rivista Tellus e chi la legge formerà il Poema degli intanati. Coloro che nascono per vivere nascosti in una terra, invisibili, avranno finalmente un sistema circolatorio che presuppone la nascita di una lingua.



G

“Era per perdersi affatto; ma atterrito, più che d’ogni altra cosa, dal suo terrore, richiamo al cuore gli antichi spiriti, e gli comando che reggesse”. Manzoni nel capitolo XVII da una mano alla Fondazione della rivista disegnando la frontiera come spazio cucito fra identità psicologiche e naturali diverse. Renzo in fuga verso Milano raggiunge l’Adda che allora era la frontiera tra i domini spagnoli e la Terra di San Marco. Renzo sulla frontiera conquista la propria identità: l’Adda e una soglia fluida da varcare ma anche concreta demarcazione tra due sistemi sociali diversi. Oltre c’e la solitudine individuale addipanata sulla scelta se essere nomade o emigrante o frontaliero.

H


Il passato, e tu mi chiedi sempre, come usiamo il passato?, lo piego con l’ambizione suprema di torcerne anche le trame dei discorsi che lo sorressero. Di farlo guaire nelle palustri verità creaturali che galleggiano sul tetto della mia dimora: ed e necessario, credimi: indica a chi scrive sulla rivista, lo senti ora?, la numerazione dei fascicoli che usciranno. 1, 2, 3… con lo statuto leggiadro delle nuvole che lasciano il segno sulla cera del cervello.

I


La memoria storica, inquinata da fotografie sugli usi e costumi pubblicate infinite volte, boccheggiava la voglia di un falò bruciante i negativi.

J


Sono una pozzanghera. Esisto dopo lo scroscio. Specchio terrestre per chi incontrandomi vuole scoprirsi intorbidito, recita enfatico l’Homo Selvadego.

K


Siccome noi il radicamento non sappiamo cosa sia dato che nella Parola non siamo mai stati a nostro agio, suggerisce il Fondatore della rivista, lo sradicamento ci consegna alla fruttifera condizione di stare fra le fauci della natura, proprio quando essa e divorata dalla città, dall’umano che la cancella. Ma ingoiati o sputati per noi e lo stesso. Sia chi ci ingoia sia chi ci sputa lo può fare dandoci, ora, la parola.

L


Al Provinciale l’ansia di passato dava un ritmo calzante strappi al suo batticuore. Il mito della sua individualità selvatica si dibatteva nel sangue in moto verso l’omologazione planetaria del risveglio con i Frosties cereali sul comodino.

M


Il sentimento del passato figlia diari e un’epica da posare sulla sedia impagliata e da usare come guanciale per le insonnie dettate dal Moderno. Il graduale inurbamento dei valtellinesi lo potrebbero raccontare i nonni del Fondatore. Peccato siano morti, altrimenti in dialetto descriverebbero anche gli spazi per le volpi fra i cespugli. Ricordi come rotolavano le castagne nei villaggi sopra Albaredo? – chiede il Fondatore a un redattore valligiano mentre passeggiano. Se poi mi dici che l’esistenza di un valtellinese nel primo Novecento era più sepolta di un dente di gatta nell’erba alta, sono d’accordo, cosa posso aggiungere?

N


Estate 1987. A valle scivolano polle nere di fango… tienimi con te, Fondatore della rivista… proteggimi dalle pietre… fra poco sara l’autunno… avrò il cuore sonoro. Dice angustiata una valligiana.
Fra Morbegno e Sondrio, raccontano a San Cassiano Valchiavenna, e successa una grande tragedia. Basta accendere la televisione per vedere l’inimmaginabile.
Acque e acque per sentieri e tratturi e strade…
Sassi sulla testa… sassi sul collo. Quasi affogo.
Ricordohi… ricordahi…cosa sara mai?!?… porto oscurità sul corpo che tu, Fondatore della Rivista, mi dai!

O

I numeri della rivista Tellus – dieci – saranno per i lettori la totalità e il compimento dell’essere provinciale. Il ritorno all’unità dopo la dispersione.
Dieci fortini contro la modernità che espelle il divino rendendo le vie verso la salvezza tutte ugualmente intrise dei deliri del politeismo officiato nelle università.

P

P come Provincia. Guarda e scruta queste terre provinciali. Queste pietre lisce come i palmi delle mani. Esse ospiteranno le domande fondanti il lessico per abitare senza restare curvi sotto la cecità del moderno: Appartenenza, Spaesamento, Particolarismo, Urbanizzazione.

Q

Il lusinghiero piacere di pensare per azzardo e devozione agiterà le pagine della rivista, dice il Fondatore. Tellus diventerà la spugna di pensatori dimenticati, dei loro fiati, della loro polpa teorica, pero mai li nomineremo, perché io, il Fondatore, tutti li riassumo e li torco alle mie circonvoluzioni mentali e corporali. Sono le budella ripiene dell’Occidente.

R

I numeri della rivista, come i nomadi in cerca dell’oasi, procedono fino allo sfinimento. In gioco c’e la salvezza. Cumuli di rosse macerie si portano dietro. Le loro lacrime provinciali sono di quelle che spazzano il cuore come la tempesta fa con i canali di scolo.

S

La Valchiavenna e la Valle del Serchio si terranno a braccetto nella danza poetico-filosofica. Saranno il coriandolo colorato-scolorante nella geografia di un’Europa dove i pensieri totali muoiono come un re dopo lunga agonia: e nei cortili, ce n’è uno per ogni capitale-metropoli-museo: i popoli non sanno a cosa ribellarsi.

T

Il Fondatore della rivista confida che Tellus sia una bandierina ficcata sulla sommità della catastrofe. Quante briciole di teorie e poemi e cinema ha attorno? Il suo alito descrittivo-artistico-filosofico sarà la parola sul vassoio dell’essere, offerto come il servo fa sul trono vuoto della razionalità occidentale. Intanto succhia le radici perse dell’identità provinciale masticando a vuoto. Avevo fame, dice, sono solo, avrò davanti la morte delle certezze, e il mio pensiero, se permettete, lo getto nel grembo di questa mia condizione pur sempre terrestre.

U

Se canti o descrivi o interpreti il volto del tuo vicino provinciale, canterai o descriverai o interpreterai l’universo.

V

Come si appartiene a una terra?, si chiede il Fondatore della rivista. O, detto meglio, quali parti di me prendono le due valli. L’interrogativo ballava sulla fronte del Fondatore nelle ore notturne. La ferita che ne ricavo era tutta la sua filosofia da leggere al risveglio. Irresponsabilità dell’illusoria speranza di raggiungere la sfera aerea della quiete, dell’appartenenza.

W

Qual e la parte del mio corpo che si coniuga con le terre che abitai-abito?, si chiese con frenesia sventata, e forse ingenua, il Provinciale. Le domande fondamentali rendono il capo dipinto. Cromatico di incertezze. Ogni forma del vissuto esce negli spazi dell’inconsistenza. Passi nel varco fra l’esistere e il non esistere della parola. In fin dei conti e un girotondo. La Piana del Serchio e la vista, l’adolescenza della figura del Moschettiere, occhi timidi davanti alla nudità del mondo. La Valchiavenna e la palpebra della maturità che vela, riposa dall’accecamento, che impone la memoria. Gli organi di questa filosofia provinciale abbisognano di altro, ma di cosa?

X

Nel suo organo della vista, il Fondatore, mise il collirio della parola Tradizione. Gli altri sono la mia tradizione, sono in me, anche se distanti da me per esperienze e vissuto. Sono in me e li scopro in questa terra di provincia. Terre che mi fanno capire quanto mi appartengano se non rinuncio a criticarne le esperienze e a scambiarmi con loro. Essi sono la mia biografia e insieme a loro costituisco la biografia di questa mia provincia del pensiero e dell’azione.

Y

L’anarchismo mentale del Fondatore della rivista suggerirà come sfuggire al dominio organico dello Stato, come ricavare nicchie nel grasso bronzo nazionale, come crescere un tamburo filosofico che rompa la sinfonia dei sistemi, e chi avraàil coraggio del Capitano di ventura di sé stesso, potrà predare versi per una poesia metafisica.

Z

La rivista Tellus e una redazione vasta di vite semplici ed eccellenti, immaginarie e reali, che come arcobaleni medieranno tra acqua e aria gli elementi della conoscenza provinciale. E le leggi della sua fascicolazione saranno i miei sensi e le mie illusioni.


 

sabato 12 giugno 2010

Raymond Queneau: la Pendule, la pendola. Telluserra e la sua storia




Il Weblog  TELLUS di VALTELLINA, e in futuro OLANDESE VOLANTE, ri-pubblicheranno in una veste grafica nuova, una scelta da TELLUSERRA. Questa sezione nacque, nel 2005, con facile accostamento alla serra dentro il progetto di TELLUS e dalla testata prende nome. Il fine era di operare critica della cultura e pubblicare inediti sia in prosa che poesia che saggistica di nuovi autori e firme già conosciute. Il Copyright e la struttura editoriale porta la mia firma ed attualmente è usato on line senza il mio permesso, anzi i testi vengono accorpati da improbabili curatori e curatrici.  Da qui la necessità della ri-pubblicazione, anche su richiesta di autori e autrici che donarono questi testi alla mia direzione. Claudio Di Scalzo discalzo@alice.it
  

                                                                     SU QUENEAU...

Alla poesia di Raymond Quenaeau dedicò un bel volume, la casa editrice Guanda, nella celebre collana rilegata in tela arancio diretta da Giacinto Spagnoletti. Era il 1963. E le sorti della poesia stavano a cuore a molte case editrici e così gli autori che pure avevano “lavorato” per sabotarla con invenzioni stilisticamente figlie del surrealismo e di ogni avanguardia che negli anni dieci metteva la benzina dell’umorismo nel carburatore. Raymond Queneau era uno di questi. Oggetti che si animano, rovesci assurdi in qualche microcosmo di anormale quotidianità e titoli fulminanti delle raccolte che già valevano la curiosità e la benevolenza anche da parte di chi studiava le stanze petrarchesche o l’evoluzione del Sonetto. “Chene et Chien”. “Les Ziaux”. “L’instant fatal”. “Petite suite”. Che goduria per chi non ne poteva più del tragico e dell’esistenzialismo ermetico leggere queste poesie negli anni sessanta scritte da un anti-poeta e anti-tutto. Oggi intuiamo anche un certo manierismo, ma conservano intatta la loro salutare irriverenza. Poi, come accade a chi molto ha preso in giro l’orchestrazione assurda della vita, certi versi, è il caso de “La pendule”, “la pendola”, rivelano in Queneau anche lo scricchiolio di un’insanabile nostalgia per un Dio che sia burlone, quantomeno. CDS



LA PENDOLA


1
Bighellonavo sui Boulevards
Quando incontrai l’amico Bidard
Aveva l’aria così stomacata
Che gli chiesi la spiegazione
Ed ecco quel che mi disse
Poco fa ho ingoiato una pendola
E sto recandomi dal chirurgo
Perché ho una paura da cani
Che mi caschi nelle budella


2

Un mese dopo rivedo l’amico
Con l’aria di uno che ha fatto quattrini
Allora sono andato a trovarlo
E gli ho chiesto una spiegazione
Ed ecco quel che mi disse
Mi guadagno la vita con la pendola
Nello stomaco ho un piccolo quadrante
E vendo l’ora a tutti i passanti
Prima di averlo nelle budella


3

Alla fine si suicidò
Perché nessuno voleva operarlo
Ed io che giungevo allora sul posto
Gli chiesi di darmi una spiegazione
Ed ecco quel che mi disse
Sono arcistufo di avere una pendola
Che m’impediva il sonno di notte
Per caricarla la schiena bucavo
Meglio pendere che essere un pendolo


4

Quando fu morto andai al funerale
Era mattina e mi seccava
Ma quando nel buco fu, che risate,
Il settimo colpo batté della mezza
Dal fondo della sua bara
Ed ecco ed ecco ed ecco
Aveva inghiottito la sua pendola
Non capita a tutti i cristiani
Neppure a quelli che hanno uno stomaco
Da cani e il cuore nelle budella


da “L’Instant fatal”.
Traduzione di Franco De Poli











  

martedì 25 maggio 2010

Olimpia di Hoffmann e Battaglia e Di Scalzo. L’ultimo Tellus, il numero 30



                                                                Dino Battaglia: "Olimpia"
                                                                 

                                                              BALLARE CON LEI


(…) Ballare con lei, proprio con lei, costituiva per Nathanael l’appagamento di ogni suo desiderio, ma come osare invitarla? Nessuno potrebbe dire come avvenne; certo e che Nathanael al principio delle danze si trovo vicinissimo a Olimpia e, riuscendo appena a borbottare qualche parola, le prese la mano. Una mano fredda come il marmo. Nathanael trasali e un brivido di gelo gli corse per tutto il corpo; ma, fissando Olimpia negli occhi, gli parve di leggervi l’espressione d’un dolce incoraggiamento pieno di amore e di desiderio. Abbraccio la bella fanciulla e si getto nel vortice delle danze. Quando la musica tacque, Nathanael ricondusse Olimpia al suo posto. Egli non desiderava ballare con nessun’altra donna, e se qualcuno le si fosse avvicinato per invitarla, egli si sentivacapace di ucciderlo. Peraltro per ben due volte Olimpiafu invitata, e sempre ella rimase seduta, in modo che egli pote continuamente ballare con lei, finche, inebriato dalle danze e dal vino, perse a poco a poco ogni ritegno. Sedette vicino a Olimpia e tenendole stretta la mano nella sua, le fece la sua brava dichiarazione d’amore, condita di tanta fioritura retorica, che ne lui, ne Olimpia capi nulla delle sue parole. La bella fanciulla si limitava a rispondere con un monosillabo gutturale. da "L'Orco insabbia"




Qualunque altra persona sarebbe rimasta senza dubbio stupefattadi questo linguaggio bizzarro e tutt’altro che chiaro, ma il nostro studente credeva invece di ascoltare una musica celestiale e mormorava fra se: – Oh! Angelica e meravigliosa fanciulla, dolce raggio della felicita degli eletti, nel quale si riflette e annega tutto il mio essere. Ma Olimpia rispondeva ancora invariabilmente con il suo monosillabo gutturale. (…)



                                          QUALCHE NOTIZIA A TUTELA DI TELLUS

Nel 2009 ho lavorato, per lunghi mesi, a quello che sarebbe stato l’ultimo TELLUS ANNUARIO ILLUSTRATO, il 30, l’ultimo di sei numeri a partire dal 2003, da me diretti. Il volume 30 comprende testi di Voltaire, Switf e Rilke (illustrate addirittura da Dino Battaglia!) e Fichte e Grillparzer (Il povero musicante), anche perché il volume: “Nomi per 4 stagioni. Dall’illuminismo a Internet” propone appunto stagioni con nomi fondanti: Estate Illuminista, Autunno romantico-Decadente, Inverno ‘900 in Provincia, Primavera duemila sul Web. (Con inediti di miei eteronimi: Alice Pagès, Lotte Zèffiro, Aglaia...  antologizzate in “Tastiera rosa pallido”). Alcuni di questi testi  verranno ri-pubblicati, su TELLUSFOGLIO e su L' OLANDESE VOLANTE.

                                                          Claudio Di Scalzo 



giovedì 13 maggio 2010

Gordona e la Mera - Valchiavenna. Album di Valtellina e Valchiavenna




                                                                La mera - Valchiavenna


Gordona (283 m) - Poco prima di giungere a Gordona, sulla destra, su di uno sperone di roccia, si erge isolata la Chiesa di Santa Caterina al Castello, eretta alla metà del XIV secolo, fu ampliata nel '700 e restaurata nel 1974. Di un certo pregio artistico è la chiesa parrocchiale di Gordona San Martino, esistente già nel 1350 e rifatta nel '600. Ma a Gordona sono le bellezze naturali ad essere importanti: come la Mera che ne lambisce in basso l'abitato.



martedì 11 maggio 2010

Diga sul Lago di Concano, Bormio. Album di Valtellina e Valchiavenna - A cura di Claudio Di Scalzo

  




La Valtellina e la Valchiavenna, le due valli dell'alta Lombardia, sono state segnate, nel Secondo dopoguerra, da una gigantesca messa in opera di dighe. Questa sezione di FOTOalbum documenterà anche questo aspetto della storia valtellinese. Con l'intento di diventare un punto di riferimento per gli abitanti, per la scuola e gli studiosi. E per questo chiunque avesse foto può indirizzarle alla Redazione e metterle a disposizione per ri-costruire una storia collettiva.  Claudio Di Scalzo 



  

domenica 9 maggio 2010

Claudio Di Scalzo: 1889. Il primo dell’anno in Engadina di Giovanni Segantini

  


                                                             Giovanni Segantini: Autoritratto


Breve biografia di Giovanni Segantini, pittore inesausto della montagna e uomo che muore sul crinale di un atteso Novecento. Nacque ad Arco, nel 1858, minuscolo paese vicino a Trento, che descritto nel Diario diventa quasi una variante melodica della sua infanzia divisa fra la guardia ai porci e alcuni giochi al limite dell’avventuroso tormento. Abbandonato dal padre partito per terre lontane ne segue, o meglio ne calca, il destino andando ramingo per la Svizzera e per la Francia. Mendicante senza risorsa alcuna né sostentamento viene rinchiuso “per miseria” il 9 dicembre 1870 nella Casa di Patronato per ragazzi abbandonati, in Milano, e convinto a imparare il mestiere di ciabattino. Esce nel 1873. Per misteriosa alchimia che spinge spesso a inusitate metamorfosi chi subisce il reale attraverso la sofferenza senza dimenticarne gli incanti, diventa pittore iscrivendosi all’Accademia Milanese di Belle Arti. Risente dell’influsso di Tranquillo Cremona ma ben presto adotta, in una scommessa lacerante con se stesso, il principio della divisione dei colori inventata da Seurat. La sua originalità si manifesta già con i quadri  Ave Maria (1883) e La tosatura del 1884. Lascia Milano. La città gli sembra una fabbrica di agonie. Soggiorna in varie località della Brianza come Pusiano e la rappresentazione della natura assume un tono imtimistico e sovente lirico. La svolta avviene trasferendosi a Savognino. Prima aveva tentato di portare il suo atelier a Livigno ma i paesani lo cacciano in malo modo intimiditi dalla sua lunga barba. Nel 1894 si sposta sul Maloja vicino al lago di Sils. Qui riceve la visita del poeta Giovanni Bertacchi. Spesso il pittore recita al figlio, che gli fa da aiutante, il Canzoniere delle Alpi del segaligno amico chiavennasco. La sua pittura diventa allegorica con un che di lustrale e segue la tecnica di disporre lunghe striature di colore puro in modo che una fusione, quasi un miracolo dice, avvenga nella retina dell’osservatore. Cerca la luce nel colore e sicuramente la dimensione del divino nel calendario terrestre che coinvolge uomini e animali. La sua ultima opera, preparata per l’Esposizione Universale di Parigi, da tenersi nel 1900, il Trittico della Natura, rimane incompiuto. Muore di peritonite sopra Pontresina, sullo Shafberg, a 2700 metri di altezza, il 28 settembre 1899. A portarlo a valle sarà una slitta trainata da un cavallo. Nel dipinto del Trittico, dedicato a La Morte, compare un cavallo attaccato a una slitta in attesa della bara. Se il pittore dipinse lo scenario per la sua fine la nuvola che compare sopra la salma sembra un fiducioso saluto rivolto all’eternità. Claudio Di Scalzo discalzo@alice.it  



                                          IL PRIMO DELL’ANNO DI GIOVANNI SEGANTINI


1 gennaio 1889, Savognino
Mattino. Il primo giorno dell’anno è, dunque, oggi; credo che quest’anno porterà un gran cambiamento nella mia vita artistica; speriamo sia in bene. Aprendo la finestra il sole entrò involgendomi nella sua calda luce dorata, e tutto m’abbracciò; socchiusi gli occhi inebriato dal suo bacio di vita, e sentii che la vita è pur bella, e mi discese nel cuore la gioventù e la speranza dei miei vent’anni. Il cielo è azzurro e profondo, la vallata è inondata dal sole, i campi dia vena tagliata luccicano al sole come pagliuzze d’oro; c’è nell’aria qualche cosa di festante. Pensare che ci troviamo a 1200 metri sopra il livello del mare!
Il godimento della vita sta nel saper amare; nel fondo d’ogni opera buona c’è l’amore.



1 gennaio 1890, Savognino
Mattino. Torno da una passeggiata. Sento nel cuore la mia calma abituale e nel cervello come uno sbalordimento che è effetto del vento. Intorno, tutto è triste, il cielo è grigio, sporco e basso, soffia un vento di levante che geme come lontana bestia che muore, la neve si stende pesante e malinconica come lenzuolo che copra la morte, i corvi stanno tutti vicino alle case, tutto è fango, la neve sgela. questa giornata me ne ricorda molte altre che passai nella mia fanciullezza; mi sento ancora l’eguale e provo le eguali sensazioni.


                                                      (Dal “Diario” di Giovanni Segantini)



Stlicone sullo Spluga - Storie e date valtellinesi 2 - A cura di Claudio Di Scalzo






Il generale romano Stilicone, reduce dalla campagna vittoriosa contro i barbari d'Oltralpe, attraversa lo Spluga e giunge in Valchiavenna. E' la metà di novembre del 401.



(Tellus di Valtellina - Fotoalbum)


  

venerdì 7 maggio 2010

Il diavolo ragno - Storie e date valtellinesi 1 - A cura di Claudio Di Scalzo




                                            TIRANO IL DIAVOLO DIVENTA RAGNO

La contrada Ragno, frazione di Tirano (Valtellina), si chiamerebbe così per via di una leggenda che ha per protagonisti il diavolo e una donna. Era il medioevo. Il Diavolo sotto forma di ragno aveva messo in contatto fra loro una bella tessistrice, Renzuola di nome e già promessa sposa, con un principe. Accadde allora che il promesso sposo sentendosi tradito uccidesse il principe e la casa dove avvenne l'omicidio si chiama ancora "casa degli Spiriti" e Ragno la contrada.

                                                      (Tellus di Valtellina-Fotoalbum)

giovedì 6 maggio 2010

Claudio Di Scalzo: Condensa ovvero Cronache valtellinesi - 2 (da Tellusfolio semestrale)




                                             Cds, "Montagna con volto nostalgico", 1981. Dall'annuario Tellus 30



CONDENSA - CRONACHE VALTELLINESI 2
°
Sondrio. Stazione. Piazzale Giovanni Bertacchi
Lo slancio erotico riceve il primo sgambetto dal trillo che spinge la ballerina colombiana alla porta d'ingresso dell'appartamento, un cliente in anticipo con le lancette sospinte in avanti dall'eros latino-americano?, e poi dalla divisa dei carabinieri in azione contro la prostituzione. Passata l'inchiesta, le voci di divorzio dalla moglie, il pianto stordito dei figli, il silenzio scostante dei vicini di casa, lo stolido consumatore di sesso dirà agli amici operai in fabbrica, da sempre solidali con un ammicco: “Mi hanno portato via seminudo. Rosso e accaldato dalle orecchie ai piedi, ghiacciato e sbiancato proprio sotto la cintola”.

   
°
Traona
– La coltivatrice della canapa indiana, maresciallo, non può essere la proprietaria del campo.
– E come fai a dirlo?
– Ovvio. Vede queste impronte nel terreno? Sono a occhio e croce un numero quarantacinque di scarpa. La donna ha piedi minuti.
– Tu, Danieli, devi smetterla di fare lo Sherlock Holmes con me. Sono io l'investigatore. E comunque il visitatore dai piedi lunghi aveva un bisognino urgente. Vuoi analizzare questa merda? A quando risale? Accomodati Scerlocco!

  
°
Sondrio. Piazza Merizzi. Giardini
– Anch'io ho un figlio che percorre la superstrada fino a Lecco ogni mattina, e lì, all'uscita della galleria, a Lierna, hai presente?, il gard-rail non c'è. Questi i fatti –, dice l'uomo con la barba.
– Per quelli dell'Anas i morti sono numeri da statistica. Fanno poco o nulla per evitare incidenti mortali. E i dirigenti succhiano stipendi milionari –, dice l'uomo senza barba.
– Le parole non bastano. Bisogna dare una mano. La madre di Diego Girotti, un colichese, ha coraggio e determinazione. Mi ha colpito la brillantezza dei suoi occhi incupiti dal dolore.
– Si sente che sei un professore d'italiano. Come dici?, pensione o no, lo resti per sempre, come i medici –, dice l'uomo senza barba. – Ma dimmi cosa hai fatto di concreto?
– Ho partecipato, domenica 11 settembre, all'uscita della galleria a una catena di persone, amici di Diego, strettasi al posto del gard-rail –, dice infervorato l'uomo con la barba.
–" Ho letto che l'inchiesta vogliono chiuderla con la scusa del 'colpo di sonno' –, aggiunge l'uomo senza barba.
– Facile vero?, e invece c'è anche un camionista testimone che afferma di aver visto l'auto del povero ragazzo affiancata e forse spinta nel burrone da un'auto rossa. La vernice sull'auto dell'infelice giovane sembrerebbe confermarlo.
– Le strade sono diventate come la giungla –, dice meditabondo l'uomo senza barba. – Uno scrittore ha scritto anni fa Giungla d'asfalto, ma non ricordo chi.
– Anch’io ho un vuoto di memoria. Il libro è ancora nel cellephane. Comunque non credo parli di pirateria stradale –, dice l'uomo con la barba.
– Come si fa a leggere tutto? E poi le cronache dei giornali superano i romanzi e il romanzesco –, afferma reciso l'uomo senza barba.
– Come professore di matematica, non ancora in pensione, hai detto una sacrosanta verità.


      Claudio Di Scalzo 
      da TELLUSfolio 2 (novembre 1999)



 

mercoledì 5 maggio 2010

Claudio Di Scalzo: Condensa ovvero Cronache valtellinesi - 1 (da Tellusfolio semestrale)

 


                                         


Perché condensa? Sono sempre stato un lettore della cronaca. Mi interessano i lamenti che il fatto nudo e crudo propone coniugandosi con l’esistenza nella sua parabola. Mi attrae l’evento che vince il silenzio e ne è inghiottito nuovamente come un braccio alzato nella nebbia. Sono convinto, anche leggendo maestri come Buzzati e Gadda e Bernhard, che lo sguardo sulla cronaca - attraverso una specie di vetro linguistico - possa condensare notizie dell’umanità nella quotidiana crepa di un delitto, di un incidente, di una fuga, di uno spettacolo, ma senza dare interpretazioni. Su questo fiato, d’osservatore condensato in parole, provo-provai a segnare la dedizione a stili diversi: dal grottesco al patetico all’umoristico al tragico, mischiando il vagito dello sconcerto con la vacuità di una data.
Sotto questo titolo è cresciuta negli anni la scommessa stilistica di raccontare la cronaca o le cronache di un luogo limitato nello spazio, come una valle alpina, in maniera da poterne conservare memoria senza concedere troppo ai nessi narrativi ma anche senza farne a meno. Trovare una cadenza, quasi una prosodia, oscillante fra il silenzio, anche banale sugli eventi raccolti e la solida presenza del fatto. Poi ironia a volte, tragico altre, medietà di stili altrove, riversate in queste cronache condensate, che secondo me meritano una lettura in sequenza da calendario. Da almanacco. Andamento che tenterò con il Weblog BIBLIOTECA DOMESTICA.

Le “condense” sono state pubblicate in modo aperiodico su VAOL, Valtellina On Line, e prima ancora su di un semestrale, supplemento di TELLUS, progettato da me e da Marco Baldino, che uscì con pochi numeri: TELLUSfolio. (Quest'ultimo sarà il nome del Giornale Telematico Glocale fondato da Claudio Di scalzo ed Enea Sansi nel 2005. Pubblicato dall'Editrice Labos). Certe "Cronache valtellinesi" sono comparse anche sul mensile locale valtellinese 'L Gazetin. CDS


CONDENSA -  CRONACHE VALTELLINESI 

°
Grosotto. Darsi la morte ad aprile. A.S.B. si chiamava. Tre lettere nei giornali. Vogliamo tradurle con Atroce-Sonno-Bestiale? Mi legherò ai polsi i cavi elettrici scoperti e infilerò la spina nella presa, pensa sotto a un soffitto sempre più calamitoso. Atroce morte: l’arresto cardiocircolatorio arriva dopo mezz’ora. Estenuante elettrica carbonizzazione della carne prima del sonno eterno.
Bruciano le terapie, i medicinali, i Prozac, le teorie freudiane e junghiane. Ballano il loro delirio riassuntivo i neuroni abbracciati a Thanatos. Bestiale strappo anche nella vita di chi rimane con i lembi dell’enigma che questo corpo piagato impone. Un gesto incomprensibile, dice la vicina al telefono. E il suo ragù in cucina rischia di attaccarsi alla pentola.

°
Mi uccido con il gas di scarico dell'auto, dice a se stesso A.M. È primavera, nella città vecchia di Sondrio, il polline vaga stordendo gli insetti. Ma alle spalle di A.M., due lettere, Addio Mondo, c'è un'unica stagione germinante musica Techno. Ha deciso di dormire in macchina rientrando tardi da ballare, diranno i miei genitori. Si adagia sui sedili ribaltati dopo aver chiuso la saracinesca. Apre i finestrini. Saranno tormentati dal dubbio per il resto della loro vita. I giornali titoleranno "suicidio o morte accidentale?". Il giovane inspira profondamente. Tossisce. Morire lasciando due plausibili spiegazioni accanto al mio cadavere è veramente da matti, borbotta sentendosi ingrossare la lingua. Il suo "caso" darà dei problemi all'elenco dei suicidi valtellinesi: tre o quattro in una settimana?

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I cervi sono più al sicuro nel cartone animato di Biancaneve, dice al professore un ragazzo che si atteggia a cinico. Anche nella fiaba di Perrault se ne stanno tranquilli, risponde il professore alzando gli occhi dal giornale locale. Lo studente sbuffa dentro di sé. Capisce che il prof. ha più rimandi. La letteratura vince contro il cinema d'animazione? Le mele avvelenate hanno forato ai cervi di Sernio le budella, prosegue il ragazzo, e se la cerva viene baciata da un cervo innamorato non rivivrà di sicuro. Si passa la lingua sulle labbra e fa una risatina. Il professore fissa il suo studente e aggiunge: chissà se le mele erano valtellinesi o del Trentino. Poco distante una ragazza ascolta la conversazione, scuote il capo, e mormora uscendo di classe: ma a voi due non vi avvelena nessuno?

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Allo svincolo stradale di Talamona due prostitute africane corrono nella boscaglia inseguite da due attempati agenti che vogliono controllarne i documenti. Raggiunte le immobilizzano. Una non indossa mutandine e ha i glutei graffiati. All'altra penzolano i seni fuori dalla scollatura della ristretta maglietta. Sembrano due pantere, si dicono i due carabinieri ai quali i genitori leggevano Cino e Franco nella Giungla. Le prostitute aggrediscono, come fiere inferocite?, gli agenti, e saranno rinviate a giudizio.

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La veggente di Medjugorie ha fatto visita all'Aprica. Presente il vescovo di Como. Nei giorni successivi un bambino che frequenta la quinta elementare ha detto alla mamma di aver visto, a più riprese, tingersi gli abeti di rosso sangue. "Mammina sento che sta arrivando la guerra fra i popoli dell'Europa". La donna, visibilmente scossa, lo ha preso da parte: "Guai a te se dici qualcosa in giro". Addio fieno nei prati con i pellegrini scalpiccianti davanti a casa. Magari se avessimo avuto un negozio qui, sarebbe stato un affare. Il bambino la guarda e intima: "Però mi compri la maschera da Batman!”

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I due teppisti si sono addormentati nella loro auto. Hanno faticato molto. La distruzione coniugata all'ottusità sfianca gli animali feroci, figurarsi due damerini con abiti firmati e capelli scolpiti con il gel. Schiuma, schiuma degli estintori rovesciata nei corridoi di un istituto per geometri, per maestre, per liceali. E porte sfondate e mobili azzoppati e quadri spezzati e registri stracciati. Uno è un ex studente. È il gregario che ha avuto l'idea. L'altro è il capo con qualche centone in tasca raggranellato non si sa come. Sghignazza mentre l'ebete studente fallito socchiude gli occhi e apre la bocca. Hai visto che sdrumata rossa ho sparato sul registro della mia prof.? Riconoscerà la mia firma spray? Se tu l'avessi fissata ogni giorno come me capiresti, ma tu conosci soltanto carburatori e marmitte. Prima insegnava al Professionale per il Commercio. L'ho incontrata lì la prima volta: era la mia prof. d'italiano nel biennio. Mi ci sfinivo. Occhi alla Cucinotta, capelli neri, seno lievitato. Una vera draga dark. Anche i professori le sbavavano dietro. Ma lei era incantata da un amore impossibile o aveva bacata la testa. Dici che è la stessa cosa? Spazientito l'altro teppista pianta uno scapaccione all'amico in vena di confessioni. E piantala! Fatti una canna e fammi riposare. Nelle aule la schiuma gocciola e gocciola e poi diventa polvere finissima. Ostruirà le mucose dei bidelli intenti alle pulizie il giorno dopo. Ai teppisti ha fatto diventare gli occhi rossi. Se li strofinano nel dormiveglia come ratti.

Claudio Di Scalzo, da TELLUSfolio 1 (giugno 1999 - novembre 1999)