domenica 19 settembre 2010

Alice Pagès: Uomo e donna sulla spiaggia. Da Tellus 30: "Nomi per 4 stagioni"





UOMO E DONNA SULLA SPIAGGIA

Sulla sabbia compare del cuore
l'orma: Altri raccolgono conchiglie,
la donna questo lucente dono del mare.
Viareggio rivela i tesori
della mente a chi li cerca. Vedo,
ma com'è possibile?, i tuoi capelli
accostati al leggero regno del vento.
L'uomo e il cuore, da lontano,
sono come l'inizio di un racconto
dove ogni pensiero d'amore scambiato
con lui, è sua l'impronta?,
non perderà la risonanza di quanto
il destino per i due nel tempo invoca.


°°°


La poesia compare in "Tastiera rosa pallido". Alice Pagès è stata  ed è un mio eteronimo. Adesso un personaggio del mio variegato libro tra carta e Web. L'Annuario Tellus, "Nomi per 4 stagioni. Dall'Illuminismo a Internet Tellusfolio", 2009. Con il numero 30 termina la Direzione di Tellus da parte di Claudio Di Scalzo.  I numeri pubblicati, annuari di 250 pagine ciascuno, (2003-2009)...








venerdì 17 settembre 2010

Alice Pagès: Adamo mio ramo. Da Tellus 30: "Nomi per 4 stagioni"

 



ADAMO MIO RAMO

Sempre dall'ebraico, Adam è l'uomo. L'essere umano. L'esempio, il modello, lo stampo per tutti gli altri. Tu sei Adamo calco perfetto nel lago infuocato dell'amore che non si prosciuga né si contiene, ma fluisce e straripa dagli argini del sentimento nel moto continuo, assoluto e devastante più naturale del creato. Se mi ami nel nome di Adamo non posso che esserti ancella perché dalla tua sostanza discendo, strappo di carne viva, brandello senza senso nuoto nell'universo del mai... grazie a te e a te solo rendo lode, non per schiavitù ma in segno di riconoscenza sublime.

Con la mia logica, da Eva, da assente dal Paradiso - sempre sul punto di ricomporsi attorno a me se torni - penso che “essere vinta” dalla solitudine sia a dir poco doloroso in giornate di maggio; ma per fortuna il vento sta strappando le camicie sulla terrazza e il demoniaco slitta di conseguenza nel clima. Ostile. Ma passeggero.

... Sei tu, Vittorio, che mi contieni... qualsiasi sia la lettura che cincischio sul libro del Dio unico; e un po’ di salvezza è a portata di respiro, di bacio.

Alice Pagès



  

mercoledì 1 settembre 2010

La ribellione di Gauguin. Tellus 31 ogni giorno uno - Tellus manoscritto/disegnato



                                                       Cds, "Omaggio alla ribellione di Gauguin", 2010


...dopo l'estremo approdo in quest'isola dove ho costruito la mia capanna di pali incrociati con stelle altro non v’è di bellezza se non un al di là che non mi vuole… GAUGUIN (da Lettera all’amico Daniel de Manfreid 1902)




Nel Novembre 2004, con l'annuario Tellus (che ha cessato la serie con il n. 30 a mia direzione) pubblicai un volume sui ribelli e le loro vite, VITE CON RIBELLIONI, ribelli illustri come Gauguin e non illustri come il Pazzo, mio amico barbiere di Nodica, illustri come Michaux e non illustri come Cecco Bertelli anarchico di Vecchiano. Il volume, esaurito, verrà ri-pubblicato, soprattutto nelle parti da me dedicate all'arte (Art Brut, Informale, Nuovo-Realismo, Lettrismo e Situazionismo) e alla Galleria Peccolo di Livorno, su OLANDESE VOLANTE, e sui weblog: Tutti i figli di Tellus. CDS



                                                            In autunno in Rete....


venerdì 9 luglio 2010

Claudio Di Scalzo detto Accio: Da Tellus numero 30 - (2010)








In questa estate 2010, a mia cura, proporrò on line, il meglio del Tellus annuario, dal numero 23/24 al numero 30. (La rivista-annuario a direzione Claudio Di Scalzo è cessata con il numero 30) Il meglio di Tellus Annuario Illustrato confluirà nella rivista on line che sto progettando: L'OLANDESE VOLANTE e sui weblog: Tutti i figli di Tellus.

              


Introduzione in forma di alfabeto
alla Fondazione della rivista TELLUS



A



Prendere la parola significa tirare fuori la testa dalla lastra di silenzioso ghiaccio che ricopre Il Provinciale. Il foglio e bucato. Questo l’incipit.



B



Le nostre parole, un tempo mute, si insinuano nelle faglie di altri discorsi. Sommuovono. Scivolano. Formano intercapedini. Eruttano. La rivista sta germinando. Afferma il Fondatore.



C



Il Provinciale, leggendo e rileggendo i lacustri tremori di queste parole, il loro malfermo passo sulla carta, le concatenazioni inconsuete, accoglie il nome della rivista, Tellus, come il frutto acerbo che cade nel tempo novecentesco del ferro e del fuoco, il dizionario sepolto in lui da offrire alla Storia.


D


Ripensi al passato. Osservi il campanile del tuo paese che stasera toccherà la luna.



E


Questa rivista sara anche l’elaborazione del mio sistema nervoso, pensa il Fondatore. Lo mischierò con quello del Provinciale vecchianese.

F


Chi scrive sulla rivista Tellus e chi la legge formerà il Poema degli intanati. Coloro che nascono per vivere nascosti in una terra, invisibili, avranno finalmente un sistema circolatorio che presuppone la nascita di una lingua.



G

“Era per perdersi affatto; ma atterrito, più che d’ogni altra cosa, dal suo terrore, richiamo al cuore gli antichi spiriti, e gli comando che reggesse”. Manzoni nel capitolo XVII da una mano alla Fondazione della rivista disegnando la frontiera come spazio cucito fra identità psicologiche e naturali diverse. Renzo in fuga verso Milano raggiunge l’Adda che allora era la frontiera tra i domini spagnoli e la Terra di San Marco. Renzo sulla frontiera conquista la propria identità: l’Adda e una soglia fluida da varcare ma anche concreta demarcazione tra due sistemi sociali diversi. Oltre c’e la solitudine individuale addipanata sulla scelta se essere nomade o emigrante o frontaliero.

H


Il passato, e tu mi chiedi sempre, come usiamo il passato?, lo piego con l’ambizione suprema di torcerne anche le trame dei discorsi che lo sorressero. Di farlo guaire nelle palustri verità creaturali che galleggiano sul tetto della mia dimora: ed e necessario, credimi: indica a chi scrive sulla rivista, lo senti ora?, la numerazione dei fascicoli che usciranno. 1, 2, 3… con lo statuto leggiadro delle nuvole che lasciano il segno sulla cera del cervello.

I


La memoria storica, inquinata da fotografie sugli usi e costumi pubblicate infinite volte, boccheggiava la voglia di un falò bruciante i negativi.

J


Sono una pozzanghera. Esisto dopo lo scroscio. Specchio terrestre per chi incontrandomi vuole scoprirsi intorbidito, recita enfatico l’Homo Selvadego.

K


Siccome noi il radicamento non sappiamo cosa sia dato che nella Parola non siamo mai stati a nostro agio, suggerisce il Fondatore della rivista, lo sradicamento ci consegna alla fruttifera condizione di stare fra le fauci della natura, proprio quando essa e divorata dalla città, dall’umano che la cancella. Ma ingoiati o sputati per noi e lo stesso. Sia chi ci ingoia sia chi ci sputa lo può fare dandoci, ora, la parola.

L


Al Provinciale l’ansia di passato dava un ritmo calzante strappi al suo batticuore. Il mito della sua individualità selvatica si dibatteva nel sangue in moto verso l’omologazione planetaria del risveglio con i Frosties cereali sul comodino.

M


Il sentimento del passato figlia diari e un’epica da posare sulla sedia impagliata e da usare come guanciale per le insonnie dettate dal Moderno. Il graduale inurbamento dei valtellinesi lo potrebbero raccontare i nonni del Fondatore. Peccato siano morti, altrimenti in dialetto descriverebbero anche gli spazi per le volpi fra i cespugli. Ricordi come rotolavano le castagne nei villaggi sopra Albaredo? – chiede il Fondatore a un redattore valligiano mentre passeggiano. Se poi mi dici che l’esistenza di un valtellinese nel primo Novecento era più sepolta di un dente di gatta nell’erba alta, sono d’accordo, cosa posso aggiungere?

N


Estate 1987. A valle scivolano polle nere di fango… tienimi con te, Fondatore della rivista… proteggimi dalle pietre… fra poco sara l’autunno… avrò il cuore sonoro. Dice angustiata una valligiana.
Fra Morbegno e Sondrio, raccontano a San Cassiano Valchiavenna, e successa una grande tragedia. Basta accendere la televisione per vedere l’inimmaginabile.
Acque e acque per sentieri e tratturi e strade…
Sassi sulla testa… sassi sul collo. Quasi affogo.
Ricordohi… ricordahi…cosa sara mai?!?… porto oscurità sul corpo che tu, Fondatore della Rivista, mi dai!

O

I numeri della rivista Tellus – dieci – saranno per i lettori la totalità e il compimento dell’essere provinciale. Il ritorno all’unità dopo la dispersione.
Dieci fortini contro la modernità che espelle il divino rendendo le vie verso la salvezza tutte ugualmente intrise dei deliri del politeismo officiato nelle università.

P

P come Provincia. Guarda e scruta queste terre provinciali. Queste pietre lisce come i palmi delle mani. Esse ospiteranno le domande fondanti il lessico per abitare senza restare curvi sotto la cecità del moderno: Appartenenza, Spaesamento, Particolarismo, Urbanizzazione.

Q

Il lusinghiero piacere di pensare per azzardo e devozione agiterà le pagine della rivista, dice il Fondatore. Tellus diventerà la spugna di pensatori dimenticati, dei loro fiati, della loro polpa teorica, pero mai li nomineremo, perché io, il Fondatore, tutti li riassumo e li torco alle mie circonvoluzioni mentali e corporali. Sono le budella ripiene dell’Occidente.

R

I numeri della rivista, come i nomadi in cerca dell’oasi, procedono fino allo sfinimento. In gioco c’e la salvezza. Cumuli di rosse macerie si portano dietro. Le loro lacrime provinciali sono di quelle che spazzano il cuore come la tempesta fa con i canali di scolo.

S

La Valchiavenna e la Valle del Serchio si terranno a braccetto nella danza poetico-filosofica. Saranno il coriandolo colorato-scolorante nella geografia di un’Europa dove i pensieri totali muoiono come un re dopo lunga agonia: e nei cortili, ce n’è uno per ogni capitale-metropoli-museo: i popoli non sanno a cosa ribellarsi.

T

Il Fondatore della rivista confida che Tellus sia una bandierina ficcata sulla sommità della catastrofe. Quante briciole di teorie e poemi e cinema ha attorno? Il suo alito descrittivo-artistico-filosofico sarà la parola sul vassoio dell’essere, offerto come il servo fa sul trono vuoto della razionalità occidentale. Intanto succhia le radici perse dell’identità provinciale masticando a vuoto. Avevo fame, dice, sono solo, avrò davanti la morte delle certezze, e il mio pensiero, se permettete, lo getto nel grembo di questa mia condizione pur sempre terrestre.

U

Se canti o descrivi o interpreti il volto del tuo vicino provinciale, canterai o descriverai o interpreterai l’universo.

V

Come si appartiene a una terra?, si chiede il Fondatore della rivista. O, detto meglio, quali parti di me prendono le due valli. L’interrogativo ballava sulla fronte del Fondatore nelle ore notturne. La ferita che ne ricavo era tutta la sua filosofia da leggere al risveglio. Irresponsabilità dell’illusoria speranza di raggiungere la sfera aerea della quiete, dell’appartenenza.

W

Qual e la parte del mio corpo che si coniuga con le terre che abitai-abito?, si chiese con frenesia sventata, e forse ingenua, il Provinciale. Le domande fondamentali rendono il capo dipinto. Cromatico di incertezze. Ogni forma del vissuto esce negli spazi dell’inconsistenza. Passi nel varco fra l’esistere e il non esistere della parola. In fin dei conti e un girotondo. La Piana del Serchio e la vista, l’adolescenza della figura del Moschettiere, occhi timidi davanti alla nudità del mondo. La Valchiavenna e la palpebra della maturità che vela, riposa dall’accecamento, che impone la memoria. Gli organi di questa filosofia provinciale abbisognano di altro, ma di cosa?

X

Nel suo organo della vista, il Fondatore, mise il collirio della parola Tradizione. Gli altri sono la mia tradizione, sono in me, anche se distanti da me per esperienze e vissuto. Sono in me e li scopro in questa terra di provincia. Terre che mi fanno capire quanto mi appartengano se non rinuncio a criticarne le esperienze e a scambiarmi con loro. Essi sono la mia biografia e insieme a loro costituisco la biografia di questa mia provincia del pensiero e dell’azione.

Y

L’anarchismo mentale del Fondatore della rivista suggerirà come sfuggire al dominio organico dello Stato, come ricavare nicchie nel grasso bronzo nazionale, come crescere un tamburo filosofico che rompa la sinfonia dei sistemi, e chi avraàil coraggio del Capitano di ventura di sé stesso, potrà predare versi per una poesia metafisica.

Z

La rivista Tellus e una redazione vasta di vite semplici ed eccellenti, immaginarie e reali, che come arcobaleni medieranno tra acqua e aria gli elementi della conoscenza provinciale. E le leggi della sua fascicolazione saranno i miei sensi e le mie illusioni.


 

sabato 12 giugno 2010

Raymond Queneau: la Pendule, la pendola. Telluserra e la sua storia




Il Weblog  TELLUS di VALTELLINA, e in futuro OLANDESE VOLANTE, ri-pubblicheranno in una veste grafica nuova, una scelta da TELLUSERRA. Questa sezione nacque, nel 2005, con facile accostamento alla serra dentro il progetto di TELLUS e dalla testata prende nome. Il fine era di operare critica della cultura e pubblicare inediti sia in prosa che poesia che saggistica di nuovi autori e firme già conosciute. Il Copyright e la struttura editoriale porta la mia firma ed attualmente è usato on line senza il mio permesso, anzi i testi vengono accorpati da improbabili curatori e curatrici.  Da qui la necessità della ri-pubblicazione, anche su richiesta di autori e autrici che donarono questi testi alla mia direzione. Claudio Di Scalzo discalzo@alice.it
  

                                                                     SU QUENEAU...

Alla poesia di Raymond Quenaeau dedicò un bel volume, la casa editrice Guanda, nella celebre collana rilegata in tela arancio diretta da Giacinto Spagnoletti. Era il 1963. E le sorti della poesia stavano a cuore a molte case editrici e così gli autori che pure avevano “lavorato” per sabotarla con invenzioni stilisticamente figlie del surrealismo e di ogni avanguardia che negli anni dieci metteva la benzina dell’umorismo nel carburatore. Raymond Queneau era uno di questi. Oggetti che si animano, rovesci assurdi in qualche microcosmo di anormale quotidianità e titoli fulminanti delle raccolte che già valevano la curiosità e la benevolenza anche da parte di chi studiava le stanze petrarchesche o l’evoluzione del Sonetto. “Chene et Chien”. “Les Ziaux”. “L’instant fatal”. “Petite suite”. Che goduria per chi non ne poteva più del tragico e dell’esistenzialismo ermetico leggere queste poesie negli anni sessanta scritte da un anti-poeta e anti-tutto. Oggi intuiamo anche un certo manierismo, ma conservano intatta la loro salutare irriverenza. Poi, come accade a chi molto ha preso in giro l’orchestrazione assurda della vita, certi versi, è il caso de “La pendule”, “la pendola”, rivelano in Queneau anche lo scricchiolio di un’insanabile nostalgia per un Dio che sia burlone, quantomeno. CDS



LA PENDOLA


1
Bighellonavo sui Boulevards
Quando incontrai l’amico Bidard
Aveva l’aria così stomacata
Che gli chiesi la spiegazione
Ed ecco quel che mi disse
Poco fa ho ingoiato una pendola
E sto recandomi dal chirurgo
Perché ho una paura da cani
Che mi caschi nelle budella


2

Un mese dopo rivedo l’amico
Con l’aria di uno che ha fatto quattrini
Allora sono andato a trovarlo
E gli ho chiesto una spiegazione
Ed ecco quel che mi disse
Mi guadagno la vita con la pendola
Nello stomaco ho un piccolo quadrante
E vendo l’ora a tutti i passanti
Prima di averlo nelle budella


3

Alla fine si suicidò
Perché nessuno voleva operarlo
Ed io che giungevo allora sul posto
Gli chiesi di darmi una spiegazione
Ed ecco quel che mi disse
Sono arcistufo di avere una pendola
Che m’impediva il sonno di notte
Per caricarla la schiena bucavo
Meglio pendere che essere un pendolo


4

Quando fu morto andai al funerale
Era mattina e mi seccava
Ma quando nel buco fu, che risate,
Il settimo colpo batté della mezza
Dal fondo della sua bara
Ed ecco ed ecco ed ecco
Aveva inghiottito la sua pendola
Non capita a tutti i cristiani
Neppure a quelli che hanno uno stomaco
Da cani e il cuore nelle budella


da “L’Instant fatal”.
Traduzione di Franco De Poli











  

martedì 25 maggio 2010

Olimpia di Hoffmann e Battaglia e Di Scalzo. L’ultimo Tellus, il numero 30



                                                                Dino Battaglia: "Olimpia"
                                                                 

                                                              BALLARE CON LEI


(…) Ballare con lei, proprio con lei, costituiva per Nathanael l’appagamento di ogni suo desiderio, ma come osare invitarla? Nessuno potrebbe dire come avvenne; certo e che Nathanael al principio delle danze si trovo vicinissimo a Olimpia e, riuscendo appena a borbottare qualche parola, le prese la mano. Una mano fredda come il marmo. Nathanael trasali e un brivido di gelo gli corse per tutto il corpo; ma, fissando Olimpia negli occhi, gli parve di leggervi l’espressione d’un dolce incoraggiamento pieno di amore e di desiderio. Abbraccio la bella fanciulla e si getto nel vortice delle danze. Quando la musica tacque, Nathanael ricondusse Olimpia al suo posto. Egli non desiderava ballare con nessun’altra donna, e se qualcuno le si fosse avvicinato per invitarla, egli si sentivacapace di ucciderlo. Peraltro per ben due volte Olimpiafu invitata, e sempre ella rimase seduta, in modo che egli pote continuamente ballare con lei, finche, inebriato dalle danze e dal vino, perse a poco a poco ogni ritegno. Sedette vicino a Olimpia e tenendole stretta la mano nella sua, le fece la sua brava dichiarazione d’amore, condita di tanta fioritura retorica, che ne lui, ne Olimpia capi nulla delle sue parole. La bella fanciulla si limitava a rispondere con un monosillabo gutturale. da "L'Orco insabbia"




Qualunque altra persona sarebbe rimasta senza dubbio stupefattadi questo linguaggio bizzarro e tutt’altro che chiaro, ma il nostro studente credeva invece di ascoltare una musica celestiale e mormorava fra se: – Oh! Angelica e meravigliosa fanciulla, dolce raggio della felicita degli eletti, nel quale si riflette e annega tutto il mio essere. Ma Olimpia rispondeva ancora invariabilmente con il suo monosillabo gutturale. (…)



                                          QUALCHE NOTIZIA A TUTELA DI TELLUS

Nel 2009 ho lavorato, per lunghi mesi, a quello che sarebbe stato l’ultimo TELLUS ANNUARIO ILLUSTRATO, il 30, l’ultimo di sei numeri a partire dal 2003, da me diretti. Il volume 30 comprende testi di Voltaire, Switf e Rilke (illustrate addirittura da Dino Battaglia!) e Fichte e Grillparzer (Il povero musicante), anche perché il volume: “Nomi per 4 stagioni. Dall’illuminismo a Internet” propone appunto stagioni con nomi fondanti: Estate Illuminista, Autunno romantico-Decadente, Inverno ‘900 in Provincia, Primavera duemila sul Web. (Con inediti di miei eteronimi: Alice Pagès, Lotte Zèffiro, Aglaia...  antologizzate in “Tastiera rosa pallido”). Alcuni di questi testi  verranno ri-pubblicati, su TELLUSFOGLIO e su L' OLANDESE VOLANTE.

                                                          Claudio Di Scalzo 



giovedì 13 maggio 2010

Gordona e la Mera - Valchiavenna. Album di Valtellina e Valchiavenna




                                                                La mera - Valchiavenna


Gordona (283 m) - Poco prima di giungere a Gordona, sulla destra, su di uno sperone di roccia, si erge isolata la Chiesa di Santa Caterina al Castello, eretta alla metà del XIV secolo, fu ampliata nel '700 e restaurata nel 1974. Di un certo pregio artistico è la chiesa parrocchiale di Gordona San Martino, esistente già nel 1350 e rifatta nel '600. Ma a Gordona sono le bellezze naturali ad essere importanti: come la Mera che ne lambisce in basso l'abitato.